CONFERENZA DELLA PROFESSORESSA FRANCA D'AGOSTINI - “LA MENZOGNA NEL DIBATTITO PUBBLICO”

Scritto da imbimbo mauro. Inserito in LETTURE E APPROFONDIMENTI FILOSOFICI

La vita pubblica e la democrazia sono basate sulla logica, la quale però, in quanto realtà estremamente fragile e insidiosa, ci può trarre in inganno. La domanda sorge dunque spontanea:

Che fine a fatto la verità all'interno del dibattito pubblico?”
È questa la domanda fondamentale che ci si pone, domanda alla quale la professoressa Franca D'Agostini ha provato a rispondere, tramite lo sviluppo di tre punti fondamentali:

1- Il dibattito pubblico: che cosa è e come funziona
2- Il ruolo della verità e della validità logica all'interno del dibattito pubblico
3- Violazioni della verità e della validità, ovvero la menzogna: teoria e manifestazioni

 

- Il dibattito pubblico

 

Per dibattito pubblico si intende il confronto di opinioni che si verifica attraverso i media o nelle altre sedi della vita pubblica; per “opinioni” si intendono tesi accompagnate dalle ragioni che le giustificano e quindi argomenti. Un esempio di dibattito è quello parlamentare, infatti il dibattito è l'elemento fondamentale della vita democratica.

La democrazia può essere definita in molti modi: governo del popolo, governo per rappresentanza o scelta elettorale. Tutte queste definizioni vedono alla loro base il dibattito.
John Stuart Mill definisce la democrazia come “government by discussion”, ovvero il governo attraverso la discussione. Nella democrazia ciò che sta alla base della scelta elettorale è l'opinione pubblica, definita come una serie di idee che portano il popolo verso un'idea etico-politica.

Il dibattito è componente fondamentale anche della nostra vita quotidiana: i sofisti affermavano “Imparate a discutere bene per essere rispettati”

 

Il dibattito si divide in quello interpersonale, ossia quello tra due persone, e quello intrapersonale, che avviene con sé stessi.

 

- Verità e validità logica all'interno del dibattito pubblico

Vi è, alla base di qualsiasi argomentazione, un meccanismo: il meccanismo logico.
Esso prevede che: “Dato P, consegue Q” dove P è la premessa e Q è l'inferenza o conclusione.
Nel meccanismo del dibattito, date le premesse, conseguono le conclusioni.

 

Esempio 1: “Gli immigrati clandestini sono arruolati dalla camorra; Jamal è un immigrato clandestino, quindi egli è un camorrista”

Questo esempio non è vero in quanto non è vera la premessa, nonostante l'argomentazione abbia validità logica e formale. In questo caso la verità divorzia dalla validità e si dimostra come la logica sia un'entità fragile, che ci può fuorviare: essa sembra poter funzionare anche se è presente una fallacia.

Esempio 2: “O stai dalla parte dei palestinesi, o stai dalla parte degli israeliani”

Questo esempio presenta una fallacia di falsa dicotomia, o falsa scelta: infatti, l'affermazione non è vera poiché colui a cui viene posta la scelta, potrebbe stare anche dalla parte di entrambi o di nessuno dei due. Quindi, anche in questo caso, la forma è valida ma l'argomentazione non risulta veritiera.

Esempio 3: “Roma è la capitale dell'Italia; il tuo aereo non può atterrare a Roma senza atterrare in Italia” e “New York è la capitale della Cina; il tuo aereo non può atterrare a New York senza atterrare in Cina”

Nel primo caso l'argomento è ineccepibile, in quanto sia la forma logica che la premessa sono vere e valide; anche nel secondo caso la forma è valida, ma essendo falsa la premessa, anche l'inferenza risulta tale.

- Le origini della forma logica e la differenza tra sofisti e Socrate

 

La forma logica è stata scoperta dai sofisti nel V e IV secolo a.C.; tale forma si definisce come struttura ripetibile e costante o come una serie di modulari che si ripetono in vari contenuti. I nostri argomenti seguono forme costanti.

La forma logica è quindi:
- Una serie di forme costanti, dalle quali dipende la forza del ragionamento e dunque la credibilità delle conclusioni
- Una serie di forme insegnabili e che possono essere imparate (tramite l'insegnamento sofistico).


I sofisti sostenevano che fosse necessario insegnare ai cittadini tali forme, e quindi insegnare loro ad argomentare, in modo da far sì che prevalessero i più abili e forti.

Secondo Socrate invece, se il nostro scopo non è solo prevalere sull'interlocutore, occorre associare alla validità formale anche la verità delle premesse.
Verità e validità sono entrambe strutture fondanti del dibattito pubblico e materia costituente della democrazia:

“Verità e validità sono per la democrazia non come il cibo per la vita, ma come l'acqua per la pioggia”

- La menzogna

 

Esempio 1 (McIntyre): Sant'Attanasio è inseguito dai persecutori, che lo vogliono uccidere. Trovatolo su una barca in mezzo al lago, gli domandano “Dove è Sant'Attanasio?” Egli risponde: “Non è lontano da qui” Sant'Attanasio ha detto la verità o una menzogna? La sua affermazione si definisce come una menzogna, in quanto omissione della verità.

 

Esempio 2 (Royce): Il comandante di una nave è preoccupato perché ogni giorno il suo primo ufficiale beve ed è ubriaco; ogni giorno egli scrive sul suo diario di bordo: “Oggi il primo ufficiale è ubriaco”, “Oggi il primo ufficiale ha bevuto”...ecc. Un giorno l'ufficiale, scoperto il diario di bordo del comandante, scrive: “Il capitano oggi non è ubriaco”. Egli non dice una bugia al lettore, ma vuole comunque fargli intendere il falso: anche questa, quindi, è considerata una menzogna.

 

Esempio 3 (Saul): Frida soffre di una grave allergia alle arachidi. George, consapevole di questo disturbo, la invita a cena e prepara una frittura utilizzando olio di arachidi. Frida gli domanda: “Ci sono arachidi nel cibo?” e George risponde di no. Così, Frida mangia il cibo e muore. Verità o menzogna? Quella di George non è una menzogna diretta, ma egli fuorvia Frida con le sue parole. Fuorviare è più o meno grave della menzogna diretta? In questo caso è più grave, poiché le conseguenze ricadono tutte su Frida.

 

- La teoria della menzogna

 

Vi è una differenza tra “il falso” e “la menzogna”.

 

Il falso è definito come negazione del vero: “Se P è vero, NON-P è falso”.
Una proposizione è falsa quando la sua negazione è vera.
Si può anche affermare il falso senza nessuna intenzione di ingannare, ad esempio per errore (sbaglio inconsapevole) o per gioco (falso inconsapevole).

 

La definizione di menzogna invece si costituisce di due parti: il falso per inganno oppure l'atto linguistico o l'azione comunicativa il cui scopo è far credere vero ciò che si sa o si crede essere falso.

Un esempio lo troviamo in “Otello” di William Shakespeare: Iago, nel tentativo di convincere Otello dei continui tradimenti di Desdemona, attua un'opera di persuasione con una serie di mezze verità. Otello finirà per credere vero ciò che Iago sa essere falso, nonostante quest'ultimo non dica mai direttamente delle falsità.

 

- La menzogna organizzata

 

La menzogna organizzata è quella variante estesa ad un'intera comunità, di meccanismo manipolatorio individuale basato su un nucleo di mezze verità, falsità, quasi falsità e verità che si supportano tra loro creando “grappoli di fallacia”. Queste costituiscono una pre-descrizione generale della realtà. All'interno della menzogna organizzata ogni enunciato viene giudicato alla luce di tale pre-descrizione. L'esempio più eclatante di menzogna organizzata è la dittatura nazista in Germania.

 

La forza della menzogna organizzata sta nel fatto che quando tutti affermano “P”, è difficile che un solo individuo dica “non P”

Ma comunque, in tali situazioni di menzogna organizzata, la verità prima o poi prende il sopravvento (si dice che questa “parli da sola”) e riaffiora la realtà, in contrasto con l'apparato falsificante. Allora, il sostenitore della menzogna organizzata, che può un individuo o un insieme di persone, aggiunge alla pre-descrizione il falso conflitto o conflitto falsificato. Gli oppositori, ovvero coloro che dicono la verità, vengono penalizzati, demonizzati, criminalizzati. Diventa quindi necessario ricorrere a metodi estremi senza alcuna logica che possono portare, ad esempio, alla deumanizzazione: il pensare al nemico o all'avversario non solo come a qualcuno di diverso, ma come a qualcosa di non umano.

 

- La buona menzogna

 

Esempio 1 (Sant'Agostino): Un vecchio sul letto di morte chiede notizie di suo figlio, che non sa essere un delinquente rinchiuso in prigione. In questo caso è opportuno dire la verità? Secondo Sant'Agostino dobbiamo sempre dire la verità, per poter ottenere la salvezza dell'anima.

 

In realtà, per prendere questo tipo di decisioni, dovremmo sempre tener fede a due principi fondamentali:

- Dire la verità
- Non danneggiare gli altri

 

Talvolta queste regole possono entrare in conflitto, e in questi casi sta all'autocoscienza umana stabilire quale sia la scelta migliore. Ma, essendo la seconda regola a fondare la prima, dal momento che la ragione principale del dire la verità è non danneggiare gli altri, molto spesso appare più opportuno seguire il secondo principio.

 

Esempio 2: Sotto il regime nazista in Germania, ad un uomo viene chiesto da una guardia nazista: “Nascondi in casa degli ebrei?”. La verità è che l'uomo li sta nascondendo, ma come dovrebbe rispondere a tale domanda? Anche questa decisione può essere presa solo affidandosi alla propria coscienza.

SARA MACCHI, EVA NISTICO', LORENZO SPOLAOR - CLASSE 5° F

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